trio
dalla dentista. 2 controllo. latex
07.08.2026 |
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"Il cazzo di Mario bagnato appoggiato sulla sua mano e quella pallina che gira senza sosta, insieme agli schizzi d’acqua, la portano a un orgasmo prolungato che si aggiunge a quello provato..."
Carla non si fa trovare impreparata. Indossa una gonna corta di pelle, mutandine e reggiseno di lattice, e una camicia bianca che, in ascensore, prima di bussare alla porta della dentista per la sua visita di controllo, provvede a sbottonare di un bottone.Alle 19 in punto bussa. La gonna di pelle è così corta che a ogni passo si solleva lasciando intravedere l’orlo delle mutandine di lattice nere. Elena apre la porta con un sorriso, gli occhi azzurri che scendono sulla camicia sbottonata e sul seno che preme contro il lattice lucido. Mario arrossisce appena appena la vede entrare: il rigonfiamento sotto i pantaloni si fa evidente mentre sistema la poltrona con la solita precisione impacciata.
Elena si infila i guanti e le apre bene la bocca. E dice: "Dobbiamo vedere la deglutizione, se hai ripreso la funzionalità. Riesci a bere?"
"Devo bere acqua?" chiede Carla.
"E certo. Perché, che altro ti piacerebbe bere? Beh, faccio finta di non volerlo sapere… Ora prendi in bocca questo cannellino e succhia, bevi più che puoi."
La dottoressa dice a Mario di aprire lentamente il getto dell’acqua, ma poco dopo Carla si agita e cerca di togliersi dalla bocca quell’oggetto fastidioso che la costringe a bere senza sosta.
"Se fai così siamo costretti a legarti i polsi, mi dispiace. Mario! Prendi le fascette contenitive di velcro e bloccale i polsi al bracciolo."
Nel legarla, Mario struscia il cazzo in evidente erezione sulla mano legata di Carla.
Carla, una volta capito di non avere vie di uscita, decide di vendicarsi su Mario. Allarga le gambe per mostrargli le mutandine che aderiscono completamente alla fica gonfia, disegnandone perfettamente la forma. Con il pollice continua a stuzzicargli il cazzo e, mentre beve, lascia colare acqua dalla bocca per farsi asciugare il seno.
"Mario, si sta bagnando. Non ti distrarre, sennò ti punisco. Fai più attenzione e asciugala bene." dice Elena.
Dopo quindici minuti Elena dice: "Hai bevuto un litro. Brava."
Per Mario ogni gesto si trasforma in una lenta tortura: deve asciugare le tette di Carla costrette nel lattice, i capezzoli drittissimi, mentre la mano di lei resta sul suo cazzo sempre più lungo. La vista di quella fichetta legata alla poltrona e la consapevolezza di non poter osare, pena una punizione esemplare, lo fanno soffrire. Il cazzo gli tira sempre di più sotto i pantaloni bianchi di lino elasticizzato. Il divieto di portare intimo lo imbarazza mettendo in evidenza la sua erezione: ha un cazzo fuori dal normale, e questo probabilmente è il vero motivo per cui è stato assunto. Mentre Carla beve, Elena si posiziona dal lato opposto di Mario e striscia la sua fica, sotto al camice, sull’altra mano di Carla.
"Elena, non resisto, devo andare di corsa al bagno!"
"Non se ne parla proprio. Piuttosto spiegaci perché ti sei vestita così."
Nel dirlo le solleva la gonna, mostrando le mutandine e la fica divaricata. Prende dal cassetto una pallina da golf e la monta sul motore.
"Che cosa è?" Chiede Carla spaventata.
"È un oggettino che mi sono costruita per regalarmi un po’ di piacere: ho fatto un buco nella pallina, ci ho infilato una vecchia fresa, l’ho sigillata con la pasta che usiamo per i denti e l’ho lasciata ventiquattro ore ad asciugare." Le risponde Elena.
"Eh, ma a che serve?" chiede ancora Carla.
"Ora ti mostro."
Elena accende il motore e la pallina inizia a girare veloce. La appoggia sulle mutandine di Carla, che comincia a gemere. Aziona lo schizzetto dell’acqua e aumenta la velocità di rotazione.
"Sto impazzendo, ma devo assolutamente fare pipì!"
"Falla pure, se riesci." risponde Elena.
"Ma sono legata!" replica Carla.
"Falla!" dice ancora Elena.
Carla prova a rilassarsi, ma le mutandine di lattice sono così aderenti da impedire la minzione.
"Vedi? Non devi indossare questa roba. Te lo chiedo di nuovo: Perché l’hai messa?"
"Volevo fare eccitare Mario, volevo vedere il suo cazzo enorme." Confessa Carla a bassa voce.
"Beh, ci sei riuscita. Non mi pare che Mario riesca a nascondere più di tanto quella verga gigante. Peraltro gli ho preso apposta questi pantaloni bianchi elasticizzati, per esaltarne le forme. Mi piace lavorare vedendo il suo bel cazzo, che contrasta con quella faccia da rincoglionito che si ritrova."
Elena prende delle grosse forbici e si avvicina a Mario.
"Mario, se arretri di un solo passo puoi fare tutti i passi che servono per uscire e non rientrare mai più in questa stanza. Decidi cosa vuoi fare."
"Sì, dottoressa, ubbidisco."
Elena avvicina le forbici all’elastico dei pantaloni e continua a scendere fino al ginocchio, lasciando che il cazzo di Mario possa svettare proprio sopra la mano di Carla. In realtà è così lungo che arriva alla fica fremente di Carla. Riprende la pallina da golf e la passa sul cazzo di Mario e sulla fica di Carla.
"Dottoressa, la prego, se fa così non resisto!" Dice Mario.
"Non devi resistere. Fai vedere a Carla come le sborri sulle mutandine di lattice: le ha messe per te."
Mario, stimolato dalla pallina che gira sulla punta del cazzo, inizia a sborrare copiosamente sulle mutandine di Carla. Poi Elena prende le forbici e si avvicina all’inguine di lei, le passa la lama gelida sulla fica, scende al cavallo e dà un colpo secco.
"Ora puoi pisciare" autorizza. "E tu, Mario, resta qui: vedrai che schizzo arriva. Adesso ti ripulisce l’asta per bene."
Carla, finalmente libera dal lattice, non resiste più: un getto caldo e potente di pipì schizza dritto contro il cazzo ancora semi-duro di Mario, bagnandolo da cima a fondo. Mario geme a denti stretti, restando immobile come ordinato, mentre il liquido caldo gli scorre lungo l’asta. Elena osserva la scena con un sorriso soddisfatto.
"Oddio sto venendo, non credevo mai, oddio godo!" Dice Carla finendo di pisciare.
"Brava… continua pure. Mario, non muovere un muscolo finché non ha finito."
Elena taglia le mutandine ai due lati, prende i due pezzi di lattice pieni del seme di Mario e e tutto il piacere di Carla, ordina a Carla di aprire la bocca, minacciandola di usare di nuovo il divaricatore se non lo avesse fatto. Carla ubbidisce e spalanca la bocca. Elena la riempie con le mutandine e le dice di chiudere. Poi riprende a giocare con la pallina da golf sulla fica di Carla.
Carla, con la bocca piena dei pezzi di lattice ancora caldi e impregnati di sborra, non può fare altro che gemere soffocata mentre la pallina gira veloce sul clitoride scoperto. Mario, ancora con il cazzo lucido di pipì e residui di sperma, fissa la scena senza muoversi. Elena aumenta la pressione dello strumento e sussurra: "Succhia bene quello che hai in bocca… è tutto per te, e non deglutire finché non te lo permetto."
Carla fa come ordinato e inizia a gemere forte. Il cazzo di Mario bagnato appoggiato sulla sua mano e quella pallina che gira senza sosta, insieme agli schizzi d’acqua, la portano a un orgasmo prolungato che si aggiunge a quello provato svuotando la vescica poco prima. Il cazzo di Mario, a quella visione, torna immediatamente duro e pulsante.
Elena non toglie la pallina: la tiene premuta sul clitoride ancora pulsante di Carla, prolungando i brividi dell’orgasmo. Mario, incapace di restare fermo, sfrega lentamente il cazzo bagnato contro il dorso della mano di Carla.
"Guarda come ti guarda" sussurra Elena. "Sta per sborrare di nuovo solo a vederti così… e tu non puoi nemmeno parlare con quella bocca piena."
Carla continua a gemere guardando dritto Mario e giocando con le dita sulla punta del suo cazzo. Quando è sul punto di sborrare ancora, Elena prende l’asta e dice a Mario di andare nella bocca di Carla. Le ordina di aprire e continua a segarlo, prima di arrivre in bocca dirige il primo schizzo sul reggiseno di lattice. il contrasto tra il bianco luccicante del seme di mario e il nero del reggiseno la eccita, poi porta il cazzo e riempie la bocca della sua paziente.
Carla, con la bocca piena di sborra calda e dei pezzi di lattice, emette un gemito gorgogliante mentre lo sperma le cola agli angoli delle labbra. Elena tiene il cazzo di Mario premuto in profondità e solo dopo qualche secondo gli permette di ritirarsi.
"Non deglutire. Tieni tutto in bocca. Mario, resta a guardarla… voglio che veda quanto sei ancora duro."
Carla resta immobile, le guance gonfie di sborra e lattice, gli occhi lucidi fissi su Mario. Elena le accarezza piano la gola con due dita, poi sorride:
"Brava… ancora un po’."
Mario, il cazzo ancora semi-duro e lucido, fa un passo avanti senza permesso, ma si blocca subito sotto lo sguardo di Elena.
Elena le solleva il mento con due dita e ordina a voce bassa:
"Ora succhia. Piano. Voglio sentire il rumore."
Carla inizia a succhiare lentamente i pezzi di lattice impregnati di sborra. Mario emette un gemito rauco a quella vista.
Elena tiene lo sguardo su Carla ancora qualche secondo, poi ritira lentamente le dita e si rivolge a Mario:
"Il panno è lì. Asciugale il collo… solo il collo, per ora."
Mario obbedisce in silenzio. Elena abbassa del tutto la poltrona reclinabile e si mette a gambe aperte sulla bocca di Carla. Con le mani le solletica il reggiseno di lattice imbrattato di spema. ci gioca un po' e poi lo lascia lì.
Poi dice: "Ti meriti di bere anche me, ma per oggi abbiamo fatto. Torna domani per un altro controllo e per un’ora non togliere le mutande dalla bocca. Se devi parlare… ti arrangi."
Elena si solleva lentamente, sistemandosi il camice. Mario comincia a slacciare le fascette di velcro. Carla, ancora con le mutandine di lattice in bocca, raccoglie la gonna di pelle e si dirige verso la porta. Alla soglia si volta un attimo: i loro tre sguardi si incontrano in silenzio, poi la porta si chiude piano.
"Puoi pagare alla segreteria, se non riesci a parlare vedrai ti capirà. È abituata." Conclude Elena.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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